Panificio Monico Massimo


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XV Sempre sui “Forni”

Chi Siamo > La storia de Monico

Di quest’ultima famiglia, il figlio di Marco è diventato Sacerdote; i figli di Carlo hanno intrapreso altre attività, come pure il figlio di Cipriano. Dei due figli di Giovanni Battista detto Nino, solo il più giovane, Massimo, ha voluto tenere accesa la fiaccola trasmessagli dai suoi avi, come il testimone in una gara di staffetta.
La sua attività si svolge ancora nella tradizionale sede dei “Forni”, come prima di lui il padre, il nonno, il bisnonno, il trisavolo e forse altri avi di cui non siamo riu­sciti a trovare la documentazione.
Dal 1989 Massimo è subentrato nell’attività portando in dote idee più conformi all’epoca attuale, senza per questo disconoscere l’importanza della tradizione. Nel 1993 ristruttura con criteri moderni il laboratorio, sostituisce il glorioso vecchio forno con uno di nuova generazione, imposta il lavoro anche per la produzione di pasticceria fresca. Ci tiene a precisare che tutti i prodotti freschi sono di sua produzione. E così prosegue: “L’evoluzione del gusto, la maggiore informazione e la sensibilità all’aspetto nutrizionale e salutistico dell’alimentazione hanno portato alla nascita di nuovi prodotti “di tendenza” che abbinano il sapore alle moderne esigenze dietetiche. Sono nati nuovi tipi di pane: alla soia, alla crusca, all’avena, ai sette cereali, alla fibra vegetale, al riso ed ai multicereali integrali. L’evoluzione del tessuto sociale si è riflettuta nella produzione del “pane bianco” con l’introduzione di pani regionali quali la ciabatta, il pane pugliese, il bocconcino, il pane arabo, la baguette ed il francesino. Le nuove esigenze di consumare uno spuntino sul luogo di lavoro hanno portato ad un maggior consumo di diversificati tipi di focaccia: genovese, al formaggio, alla cipolla, alle olive ed ortolana, nonché di pizza al trancio”.
E conclude dicendo che ad ogni festa e periodo dell’anno ha voluto associare un dolce: “il 17 gennaio, festa rionale, le frittelle di Sant’Antonio, le chiacchiere e le castagnole che accompagnano i clienti fino a Carnevale; per San Valentino viene realizzata una torta a forma di cuore con panna montata e fragole; per l’8 marzo, festa della donna, la torta mimosa; per la Quaresima, in prossimità della Pasqua, agnelli e colombine di pasta sfoglia anche farcita; per la Pasqua, colomba tradizionale e agnello di pasta sfoglia farcito; per la festa della mamma: torta di pasta frolla ricoperta di fragole fresche; per la festa patronale di San Bartolomeo: torta di Casale con ripieno di pere, mele, pesche o mandorle; da settembre fino al 2 novembre, ricordo dei Defunti, i cosiddetti “os da mord”. Si inizia anche la produzione di castagnaccio; in dicembre si producono i “pasticcini di Santa Lucia”, il panettone tradizionale e l’albero di Natale di pasta sfoglia ripiena di crema chantilly.
Durante tutto l’anno è ininterrotta la preparazione di brioches, treccine dolci, amor-polenta, plum-cake, “meìn”, ciambelle, pane alle noci, pane di zucca, torte di cioccolato, torte primavera, crostate e torta di Casale.
Esiste una quantità imprecisata delle ricette della torta di Casale: ogni famiglia si vanta di possedere quella autentica. E’ un po’ come quello che succede a Crema con la ricetta dei ravioli. Comunque, la torta di Casale è apprezzata da tutti in ogni versione.
Fino a non molti anni fa, nei giorni che precedevano la Sagra se ne preparavano un numero che superava largamente la necessità della famiglia, perché a Casale fioccavano parenti e amici che si erano stabiliti altrove, ma che per San Bartolomeo tornavano a far visita ai parenti. Si diceva: “andà a tùrta”.
Evidentemente, la tradizionale offerta della torta durante le odierne manifestazioni di San Bartolomeo ha origine da quella piacevole usanza.
In quei giorni tutti i fornai erano impegnatissimi a cuocere le torte portate da una processione di clienti, perché a casa nessuno possedeva il forno adatto.

Massimo è una persona versatile: oltre ad aver reso più moderno il suo panificio con macchine e attrezzature ade­guate alla nostra epoca, ha ampliato l’assortimento con prodotti che un tempo a Casale si vedevano soltanto durante le feste grandi, come, solo per citarne alcuni, agnolotti, ravioli, altri ravioli detti “stanghéti” e pasticceria varia nonchè la nostra tradizionale e apprezzatissima “torta di Casale”, sempre acquistata anche dai non Casalini, quando desiderano confermare la qualifica di buongustai.
Ma non basta: nella sua versatilità, Massimo è anche musicista e amante di tante altre manifestazioni artistiche, come la fotografia e - perché no? - perfino la meccanica.
Il suo buongusto si è altresì rivelato quando, con la sua Daniela, ha dato la vita a un delizioso maschietto, Matteo.
Chissà se questo neoarrivato Monico seguirà la tra­dizione della sua storica famiglia!

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