Panificio Monico Massimo


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XI “Grandeur”, consenso e opere pubbliche

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Durante il primo decennio del regime fascista, Casale vi­de il nascere di numerose opere pubbliche: l’Ospedale Civi­co che sostituì quello in San Rocco, le nuove Scuole elemen­tari, il Ricovero Angelica Vittadini Terzaghi, il Municipio detto allora “Palazzo podestarile” voluto dall’Ing. Mario Belloni, Podestà divenuto poi Preside della Provincia, l’Isti­tuto Tecnico Inferiore Parificato a lui intestato dopo la sua morte, il Monumento ai Caduti, la ristrutturazione del Teatro e altre ancora.
Anche la piazza subì notevoli cambiamenti. Oltre al monumento ai Caduti inaugurato nel 1924, in mezzo alla piazza si pose un grande marciapiede circolare a mo’ di isola, con lampioni, un’asta per la bandiera nazionale e i paracarri, che divennero fonte di giochi per i ragazzini che a gara si divertivano a saltare.
Qualcuno per la sua forma rotonda l’aveva assimilata alla torta di Casale; altri, con il loro senso dell’umorismo, la battezzarono subito “la furmàgia” (= la forma di formaggio grana). Ciò si riferiva alla leggenda secondo la quale un nostro vecchio concittadino piuttosto brillo aveva tentato di pescare la luna che si specchiava nelle acque del Brembiolo, avendola scambiata per una forma di formaggio grana.

Verso la fine degli anni Venti, il panificio vide un importante aggiornamento: il vecchio forno venne sostituito con uno più moderno della ditta tedesca Werner & Pfleiderer. Era costruito in muratura con materiale refrattario e poteva funzionare a legna e a carbone. Successivamente, attorno al 1960, potè essere convertito con bruciatori a nafta e, negli anni 70, a gas metano.
Con questo forno hanno lavorato sia Bernardino che Nino e Massimo.

La vita sembrava scorrere tranquillamente, tanto che quel periodo venne definito “del consenso”, senonché (la “grandeur” non è un difetto solo francese), l’Italia fascista nel 1935-36 conquistò l’Etiopia e il Re divenne Imperatore.
Non possiamo dimenticare il momento di euforia vissuto da Casale quando nel 1934 Francesco Agello conquistò il record di velocità con l’idrovolante MC-72, volando alla sbalorditiva velocità di 709,209 Km/orari.
L’Italia venne colpita dalle “sanzioni”; fu stipulato il “patto d’acciaio” con la Germania di Hitler; con la guerra di Spagna, nostri soldati e mezzi furono inviati a sostegno del Franchismo.
Tanti cambiamenti erano avvenuti, ma Bernardino Monico non defletteva dal programma, basato sul lavoro, a sua vol­ta fondato sulla pace, secondo la tradizione di famiglia che si era prefisso. Anzi, aveva trasmesso la passione per la sua attività ai suoi figli. Oltre alla sua, il figlio Carlino (diminutivo che lo distingueva dal nonno Carlo) ave­va la sua panetteria sulla piazza principale: Cipriano ne gestiva un’altra in Via Marsala.

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