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VI Bava Beccaris e il “Re buono”

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Seguirono numerose sommosse popolari per il rincaro del prezzo del pane e del carovita in generale, sommosse che nel 1898 vennero represse a Milano dal generale Bava Beccaris, con numerose vittime. Il Generale venne elogiato e pre­miato dal re Umberto I (detto il Re buono!) e pare che l’anarchico Bresci lo abbia assassinato per quei motivi.
Durante il regno del cosiddetto “Re buono”, la polizia era talmente occhiuta che quando il maestro Gian Stefano Cremaschi pubblicò uno dei suoi libretti dal titolo “La storia d’un purchè”, si sospettò che in certi passi l’autore avesse voluto fare allusioni o riferimenti irrispettosi al re, tan­to che il Cremaschi fu arrestato. Ci volle del bello e del buono e l’intervento dell’autorevole storico lodigiano Gio­vanni Agnelli perché venisse riconosciuta l’integrità e la fede monarchica dell’autore, che venne alla fine liberato.
Il maestro Cremaschi pubblicò anche altri volumetti nel dialetto della “Bassa”, molti dei quali presso la nostra ti­pografia Gambarini, libretti che offrono il ritratto della situazione sociale dell’epoca, sempre in chiave umoristica. Eccone i titoli:
Un biùlch ch’l voeul toeu muié, Còsse vége ma semper noeuve, ‘l marcà dla cara v?, La storia d’un Casalin e d’un Cudugnin alla Sagra dla Maiocca, ‘l ciacer del donn in dla stala, ‘l donn al furn, La capuralina d’la Mun­tagnoeula, La storia del Casir dla Curt e quella de Tranquil so camarada. Tutte storie che divertirono per un bel po’ di anni tutto il Lodigiano.
Intanto Casale si stava sviluppando: erano stati aperti il Consorzio Agrario, la Camera del lavoro, le segherie e fab­briche di botti e imballaggi per il formaggio, la filanda, la latte­ria cooperativa, le fornaci per laterizi e stoviglie, l’Uf­ficio postale e telegrafico, la Scuola serale e altre inte­ressanti attività.
Per il contenimento del prezzo del pane che era spesso cau­sa di disordini, i prestinai e i rivenditori di pane erano tenuti a esporre in vetrina o comunque esposto al pubblico un cartello indicante il “pane di meta”, cioè il pane dal prezzo stabilito dal calmiere.
Nel 1902 l’illuminazione elettrica sostituì in buona par­te quella ad olio, curata da un “pissa e smòrfa” (accendi e spegni), cioè un incaricato che girava per il paese ad accendere i fanali a olio al tramonto e a spegnerli all’alba.

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