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V “Bernardìn” Monico

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In mezzo a tanto fervore nacque Bernardo Battista Monico (1886-I951). Anche lui vide il susseguirsi di tanti avvenimenti in tut­ta Italia e nella sua Casale, poiché in quell’epoca gli av­venimenti e i cambiamenti furono veramente notevoli.
Bernardo, detto Bernardìn forse per distinguerlo dal nonno, non si limitò a seguire la tradizione di famiglia tenendo viva l’attività di panificatore, ma da adulto, come una pianta dai molti rami, moltiplicò nei suoi figli la pas­sione per il suo lavoro: Carlo (1909-1981) è ancora presente nella memoria di molti per la sua panetteria nella nostra piazza principale; Marco (1910-1994), forse il più vivace, che verrà nominato anche più avanti; Cipriano (1913-1982) con il negozio, sempre di panetteria, in Via Marsala, e il più giovane, Giovanni Battista detto Nino (1922—1989) che mantenne l’azienda familiare nella sede tradizionale sul­l’angolo dei Forni.

Di tutti quanti i Monico è nota la devozione per la Madonna dei Cappuccini (detta anche “Madona de San Salvari”). Nel loro negozio è tuttora visibile in bella mostra una preziosa statuetta realizzata in terracotta locale. La Madonna è ancora vestita con i pesanti paludamenti secenteschi, ancora visibili in una cornice tuttora esposta nel Santuario. Qui il signor Bernardino, persona apprezzata per la sua serietà ( “un uomo coi piedi per terra”, si diceva) si recava abitualmente, oltre che per devozione, anche come uomo di fiducia quando, per esempio, anche l’amico Padre Lorenzo Zanchi, il Superiore, gli esponeva i problemi relativi all’allora “magra gestione dell’economia francescana”.

Come si diceva, Bernardo Monico vide e visse il passaggio di secolo con tutte le trasformazioni che si osservavano ne­gli anni anche a Casale: nel 1890 la Società Operaia Catto­lica di Mutuo Soccorso, che si era affiancata a quella “mazziniana”, istituì la Biblioteca Circolante. Seguì nel 1903 la fondazione della “Pensione di cronicità e vecchiaia”, che sopravvisse niente di meno che fino al 1949.
Purtroppo in quegli anni si ebbero anche situazioni molto meno piacevoli. Alla fine dell’Ottocento la situazione della nostra economia era tutt’altro che di facile gestione. La trasformazione tecnica procedeva molto lentamente anche a causa della efficiente concorrenza estera. Col governo di Francesco Crispi, dopo la formazione della colonia Eritrea, nel 1896 subimmo la sconfitta di Adua dovuta, pare, all’impreparazione del generale Baratieri: conclusione di un’er­rata politica coloniale che pesò notevolmente anche sulla nostra regione. Il sacerdote prof. Giuseppe Balossi parlò dei Caduti di Adua in una sua lirica pubblicata nel 1901.


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