Panificio Monico Massimo


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Presentazione

Chi Siamo > La storia de Monico

Forse non tutti lo sanno - i Casalini più anziani certamente, i più giovani ne dubito - che una delle più antiche “cuntrade” di Casale è quella denominata “Contrada Cappuccini”, Qui, l’angolo, da cui si diparte un’altra Contrada, quella “degli Spini”, ospita la Panetteria della famiglia Monico. Sembra un caso, ma, secondo la tradizione, pare che proprio in questo preciso luogo esistessero i cosiddetti “Forni”, costruiti dai Romani al tempo della seconda guerra punica (218 a.C.) per la preparazione del pane con cui sfamare gli eserciti. Ancora oggi i Casalini doc chiamano questa zona “I Forni” e la stessa archeologia avrebbe confermato la verità della tradizione. E non sarà un caso che l’antico nome, con cui fu denominato il primo nucleo abitato di Casale era “Casalis pistorum”, cioè “Casale dei Fornai”.
La famiglia Monico, orgogliosa di continuare una tradizione che affonda le sue radici in un lontano passato, ha voluto che la storia dell’attività artigianale, ereditata dai padri, fosse ricostruita e conservata, consapevole di fare opera utile non solo al lustro della stessa, ma anche alla cultura più autentica della città di Casale.
Dopo un opuscolo intitolato El pan d’i Casalin, uscito in occasione dell’ultima edizione di Pane in Piazza (Ottobre 2003), quale naturale completamento ecco un’altra fatica letteraria del maestro Milanesi, dedicata alla storia dei “Forni” di Casale, commissionatagli da Massimo Monico, ultimo erede di una tradizione di panificatori, che si ha motivo di credere plurisecolare.
In un’era in cui la globalizzazione sta investendo perfino l’aspetto demografico di un centro abitato, per cui identità e tradizioni locali rischiano di essere dimenticate o scomparire del tutto, non si può non salutare con vivo compiacimento ogni opera che salvaguarda e preserva dall’oblio un’usanza, una tradizione che distinguono un popolo da un altro, un paese da un altro, perfino una famiglia da altre. Non si vuole certo aprire una polemica di carattere culturale, quanto piuttosto ribadire l’importanza che ogni opera di conservazione, di ricordo rappresenta un’operazione destinata a mantenere vivo un bene prezioso, di cui la comunità locale è depositaria, e che è testimonianza dello zelo dei padri. Una tradizione, una festa, perfino una professione sono memoria, eco del passaggio dell’uomo nel mondo. Custodirle e rinnovarle significa, di riflesso, avere rispetto dell’uomo. Capire il senso di questa e simili operazioni significa non solo dare prova di civiltà, ma soprattutto di avere la consapevolezza di custodire un patrimonio di intensa cultura.
Sulla scìa di queste riflessioni, senza pretese di scientificità, ma guidato dalla sensibilità e passione che lo contraddistinguono nelle narrazioni di storia locale, si muove la storia dei “Forni”, in cui il maestro Milanesi vi ha dipinto, con l’intelligenza di chi sa scavare negli archivi della memoria e grazie alla sua straordinaria “cultura popolare”, un largo affresco che tende alla “storia totale”. Ne esce uno spaccato di vita vissuta, famigliare e paesana, privata e pubblica, rapida nei dati, ma completa e originale nelle informazioni, che non può non conquistare anche i più distratti. Essa consente al lettore di immergersi non solo nell’attività artigianale di una famiglia, che svolge un pubblico servizio e che già in passato si distingueva per senso dell’onore e per generosità, ma anche di rivivere, quasi in prima persona, i fatti storici della Casale del tempo passato, che a loro volta respirano i problemi dell’Italia e dell’Europa. Sullo sfondo di questa storia privata sfilano quindi personaggi ed eventi di un’epoca, grandi e piccoli, lieti e dolorosi, che rendono il quadro assai più ricco e “vero”.
Anche nelle pagine di questa “piccola” storia il lettore autentico potrà trovare non solo una memoria sulla quale, dice Proust, galleggiano le foglie morte del passato, ma anche un terreno dove germogliano valori per il presente, perché l’intraprendenza e la tenacia di cui una famiglia, quella dei Monico, e tutti i Casalini offrirono vivide attestazioni, servano ancora da modello e da sprone per i posteri.

Ettore Garioni


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