Panificio Monico Massimo


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III Che vita!

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Ma la vita della popolazione era tutt’altro che facile, la giornata lavorativa raggiungeva facilmente le dieci ore: le donne e i ragazzini svolgevano anche i lavori dei campi; il pane, detto “pan bastàrd”, era fatto di granoturco misto a miglio; la carne ve­niva consumata soltanto alla festa; come condimento era in uso l’olio di lino chiamato “de linùsa”che veniva prodotto al torchio San Carlo; le donne allevavano qualche pollo, ma si diceva che quando si mangiava il pollo era perchè “o era ammalato il pollo o era ammalato il contadino”. Oltre al “pan bastàrd” si mangiava quasi sempre la polenta con le rane che i ragazzi andavano a catturare. Buona anche “pulenta e pescheria”, cioè i piccoli pesci del Brembiolo. In casi eccezionali si vedeva il pane bianco, fatto con fa­rina di frumento, come pare sia avvenuto nel 1846 durante un memorabile Carnevale, passato alla storia per la presenza di un centinaio di carri allegorici, una folla strabocchevole di persone arrivate da tutto il circondario, maschere e man­giate a base di gnocchi e di buon vino.

In quell’anno venne abbattuto il castello, già dimora dei feudatari. Sembrava che ciò fosse il simbolo di un auspicato rinno­vamento, come era avvenuto a Parigi con la demolizione del­la Bastiglia. Del castello è rimasta solo la torre merlata, ora sede della Proloco. Il “Castelletto” di fronte ai panettie­ri Monico invece resisteva, come resisteva, malgrado tutte le vicissitudini del momento storico, l’attività della fami­glia: da Bernardo era nato Carlo nel 1852, l’anno in cui si era fermato a Casale niente di meno che il Granduca Alessan­dro di Russia.
Al pranzo d’onore parteciparono le più alte autorità di Casale. Si può pensare che il pane bianco sia stato fornito anche da Monico, fornaio che allora era senza dubbio uno dei più antichi e importanti dei nostri panificatori.
Carlo era ancora un ragazzino di sette anni quando la vici­na chiesa di Sant’Antonio fu trasformata in ospedale milita­re. Vi venivano accolti i feriti della battaglia di Montebello (20 maggio 1859) e il dott. Carlo Cesaris si prodigò, come era suo costume, per alleviare tanto dolore.
Quell’anno il generoso medico aveva assistito anche un frate, che tanto aveva fatto parlare di sé: Gaetano Vigevano, da noi conosciuto come Padre Carlo da Abbiategrasso, che, grazie alla sua santità, aveva ottenuto dal Signore numerosissime grazie per tanti sofferenti nell’anima e nel corpo provenienti da ogni dove.
Il 1859 vide anche la nascita di Angelo Prada, ottimo pittore che avrebbe meritato maggiori riconoscimenti da parte della critica.


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