Panificio Monico Massimo


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I Origine di Casale - I Forni

Chi Siamo > La storia de Monico

Secondo la tradizione, il primo nucleo dell’abitato di Casalpusterlengo si trova in quella posizione che un tem­po, forse prima del Medioevo, era il centro dell’abitato che si estendeva fino alla riva destra del fiumicello Brembiolo: una struttura a stella con la piazzetta della chie­sa di Sant’Antonio abate, dalla quale si dipartivano diverse strade: per Somaglia (Contrada Cappuccini), per San Martino Pizzolano (Contrada degli Spini), per Pavia (Contrada dei Ponti), per Milano, Piacenza e Cremona (Contrada lunga, ora via Marsala), per Borasca, Zorlesco, Milano (Contrada dei Morti).

Sull’angolo fra le prime due, pare esistessero i cosid­detti “Forni”, costruiti dai Romani per i loro eserciti, forse risalenti al II secolo a.C., cioè quando nel 218 a.C. Annibale scese nella Gallia Cisalpina durante la secon­da guerra punica.
Il primo nucleo del paese venne denominato “Casalis pistorum”, cioè Casale dei fornai. Da notare che ancora oggi nel Friuli il panettiere viene chiamato “pistòr”. Sembra strano, ma nel­l’esatta posizione dei Forni della tradizione esiste ancora una panetteria: quella della famiglia Monico.

L’estensore del presente scritto frequentava uno dei fratelli Monico, Marco, il quale, fra una chiacchierata e l’altra, gli descriveva a volte il lavoro del panettiere, i procedimenti, i materiali impiegati per le varie qualità di pane e il luogo in cui i suoi familiari svolgevano da tempo immemorabile la loro attività. Una volta mi raccontò che nel rifare il pavimento di un locale a piano terra era tornata alla luce l’imboccatura di un pozzo probabilmente di epoca romana, cosa che confermerebbe l’epoca della nascita di Casale. La zona era (ed è ancora) ricca d’acqua: posto ideale per impastare il pane.

Quasi di fronte ai Forni esiste il cosiddetto “Castelletto”, un fabbricato, di recente restaurato, dalla forma appunto di un piccolo castello. Dal 1700 è unito al palazzo dei feudatari Lampugnani costruito sui resti di un mulino con relativo ma­gazzino. Il Castelletto e il suo mulino erano circondati dalla roggia “Cavada”(ora canalizzata), le cui acque mettevano in moto anche la ruota di un secondo mulino che si trovava più a monte, precisamente all’inizio della Contrada dei Ponti (ora Via Battisti), purtroppo demolito per far posto alla Casa del Giovane.


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